Ultima modifica: 6 gennaio 2014
Sei in: Home > didattica > arte > Il destino dei migranti

Il destino dei migranti

la zattera della Medusa 

In questi giorni, con le classi terze, abbiamo affrontato un tema drammaticamente attuale: il destino dei migranti. L’occasione ci è stata offerta dallo studio de “La zattera della Medusa” di Théodore Géricault. La ricerca, basata sul webquest, ovviamente è partita dall’analisi dell’opera; successivamente abbiamo spaziato per i diversi campi dell’espressione artistica umana che, seppur con intenti differenti, hanno trattato questo tema. Innanzitutto abbiamo visto un’opera di danza contemporanea:

Successivamente abbiamo analizzato il testo della canzone “S.S. dei naufragati” di Vinicio Capossela e “Titanic” di Francesco de Gregori:

infine abbiamo concluso con un video relativo allo sbarco di ventimila albanesi avvenuto a Bari nel 1991, a bordo della nave Vlora:

Ad integrazione dell’argomento può essere interessante osservare l’esperimento di tableau vivant realizzato dall’artista-fotografo israeliano Adhad Hannah e la cui realizzazione è visibile a questo link con numerosi video e immagini della complessa realizzazione.

zattera della Medusa (tableau vivant)

La riflessione, su questo delicato tema, ha portato a tutta una serie di interessanti considerazioni, tanto che vorrei proporvi alcune tra le più significative relazioni dei miei alunni:

IL DESTINO DEI MIGRANTI
di Beatrice Galati, 3A
Come sappiamo, durante i periodi più critici della vita, la gente fugge dal proprio paese in cerca di fortuna, diventando un migrante. In Italia ci sono state varie migrazioni, sia da parte di popoli stranieri, sia da parte degli italiani stessi. Un esempio, è lo sbarco degli albanesi a Bari nel 1991, dove una nave scaricò più di venti mila profughi scappati dalla guerra civile in Albania. Le più importanti emigrazioni da parte degli italiani, invece, sono iniziate verso la seconda metà del XX secolo in Germania e in America, dove venivano trattati come animali: infatti nei bar tedeschi venivano appesi dei cartelli con su scritto “vietato l’accesso ai cani e agli italiani”, proprio perchè ci definivano fannulloni, sporchi e portatori di sciagure. D’altronde è con l’emigrazione italiana che la mafia è arrivata in America. Un esempio di una tragedia legata al fenomeno migratorio è rappresentato dal quadro “La zattera della Medusa” di Thèodore Gèricault. Il pittore ha voluto raccontare la storia del naufragio della nave francese Mèduse. Era il giugno del 1816, quando quest’ultima, insieme ad una flotta, partì da Rochefort in direzione del porto di Saint-Louis, Senegal. Per velocizzare i tempi, il capitano decise di staccarsi dalle altre navi e andare avanti, ma la nave s’incagliò in un banco di sabbia, a 160 km dal largo dell’attuale Mauritania. Dopo vari tentativi falliti per disincagliare la nave, il capitano e le persone più colte decisero di abbandonare la nave e i marinai con delle scialuppe. Le persone restanti sulla nave, allora, costruirono una zattera larga 7 m e lunga 20 m. All’inizio il capitano trainò questa zattera, ma con il peso degli uomini le corde si spezzarono e il comandante decise di lasciarli nell’oceano definitivamente. Già la prima notte, 20 persone morirono. Le altre, stremate dal caldo e dalla fame, resistettero fino a nove giorni, ma poi si diedero al cannibalismo, cioè cominciarono a mangiare i cadaveri. Però, quando tutte le speranze sembravano perdute, i naufraghi intravidero in lontananza una nave: era l’Argus, che li riportò a riva, dove ad attenderli c’erano i giornalisti, che diffusero la notizia e misero in discussione l’operato del capitano. Il quadro di Gèricault rappresenta i naufraghi sulla zattera. Strutturalmente si vedono due piramidi: una fatta da uomini che sventolano degli stracci per farsi notare dal’Argus all’orizzonte, e una composta dalle vele della zattera e da persone che pregano. In basso, c’è una persona con un mantello rosso che sembra estraniato da quello che sta succedendo: ha tra le braccia il proprio figlio morto, Thèodore lo rappresenta con lo sguardo vuoto, perchè è come se fosse morto dentro per il dolore. Il mare è scuro e minaccioso, aumenta l’incertezza del salvataggio e mette in dubbio la speranza che, in un certo senso, è stata raffigurata. Il naufragio della zattera della Medusa è stato anche rappresentato in alcuni spettacoli di danza moderna. Ciò che voglio aggiungere infine è che spero che questi esempi ci facciano capire che emigrare non è una cosa bella e che dovremmo accogliere gli immigrati come se fossero nostri fratelli, anche alla luce di ciò che sta succedendo a Lampedusa.

IL DESTINO DEI MIGRANTI
di Benedetta Lodeserto, 3C
La scorsa settimana con il professore Schiuma abbiamo fatto una lezione diversa dal solito interessandoci soprattutto sul problema delle migrazioni. Da poco tempo la nostra società è entrata nel terzo millennio, un periodo che, in futuro, verrà ricordato come l’era del progresso e della tecnologia, ma anche un momento in cui l’uomo si vede costretto a dover superare alcuni ostacoli e problemi che ormai caratterizzano il contesto socio-culturale in cui vive. Sembra difficile pensare, infatti, che, al giorno d’oggi, la maggior parte della popolazione mondiale si trova a lottare contro la fame, cerca disperatamente un lavoro o viene perseguitata per motivi politici. L’uomo vede l’unica soluzione nell’emigrazione dai paesi meno sviluppati, a quelli più industrializzati. Oggi non è raro ascoltare notizie che riguardano gli immigrati ed i continui sbarchi di clandestini dall’Africa settentrionale alla Sicilia o alla Puglia. È un fenomeno che va avanti da anni ma che non è ancora stato risolto. Inoltre le migrazioni “spaventano” la popolazione del paese ospitante. Ovunque si vada si è soliti vedere gente che rifiuta i clandestini e gli extracomunitari ed assume un comportamento del tutto razzista; razzismo che nasce molto spesso dall’ignoranza: la gente solitamente non conosce il motivo per cui chi emigra va alla ricerca di una “speranza” in un paese nuovo fuggendo da paesi devastati da guerre, conflitti etnici e calamità naturali. Questa lezione molto interessante è iniziata con l’illustrazione e la spiegazione del dipinto “La zattera della Medusa”. Essa è un dipinto a olio su tela di Théodore Géricault, realizzato nel 1818-19. Nel giugno del 1816, la fregata francese Méduse partì da Rochefort in direzione del porto di Saint-Louis, sulle coste del Senegal. La missione della fregata era quella di accertarsi che l’Inghilterra avesse tenuto fede al trattato di Parigi e avesse abbandonato la colonia del Senegal restituendola alla Francia. Per risparmiare tempi e costi, la Medusa distaccò le navi compagne e aumentò la sua velocità. A causa di ciò, il 2 luglio, si incagliò su un banco di sabbia, 160 chilometri al largo della attuale Mauritania. Furono fatti dei tentativi per disincagliare la nave, ma nessuno andò a buon fine e così, il 5 luglio, i quattrocento superstiti iniziarono il viaggio verso la costa sulle sei scialuppe della fregata. Alcuni ufficiali rimasero sulla nave, tuttavia le restanti 147 persone dovettero costruirsi una zattera di fortuna, lunga 20 metri e larga 7. Il capitano e gli altri passeggeri sulle scialuppe decisero inizialmente di trascinare la zattera, ma dopo pochi chilometri l’imbarcazione affondò parzialmente a causa del peso degli uomini, la cima si ruppe e fu abbandonata al proprio destino. Sulla zattera, 20 persone morirono già la prima notte. Al nono giorno i sopravvissuti si diedero al cannibalismo. Il tredicesimo giorno, il 17 luglio, dopo che molti erano morti di fame o si erano gettati in mare in preda alla disperazione, i superstiti vennero salvati dal battello Argus; cinque morirono la notte seguente.
Dopo il professore ci ha fatto vedere un balletto di danza contemporanea che ha rappresentato proprio la zattera della Medusa. Dopo ancora ci ha fatto sentire una canzone in onore al Titanic e parla della prima, seconda e terza classe. La terza è la più povera e parte proprio per immigrare in America infatti dice al ritornello: ‘’ per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.” Invece quelli di prima classe “lottavano” per mangiare insieme al capitano della nave. A differenza della terza classe, la prima va in America per sposarsi, cioè trovare marito infatti dice il brano: “Per noi ragazze di prima classe che per sposarci si va in America.” Con il balletto e la canzone ci ha fatto capire che l’arte non è solo il disegno ma anche, per esempio, la musica, la poesia, la danza o la scultura. Concluderei dicendo che questa lezione è stata una cosa nuova che rifarei molto volentieri. Ma soprattutto di guardare che cosa succede davanti agli occhi, di non guardare solo il colore della pelle ma cosa una persona ha nel cuore, di metterci nei panni degli immigrati consapevoli che sono in una situazione molto difficile. Di aprire una porta a queste persone e non di far finta di niente, perché li ci sono uomini, donne, bambini come noi che hanno bisogno di aiuto.

Lascia un commento